aggiornato il 15 Nov 2018 alle 4:21 PM
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L’ARCHITETTURA PREROMANICA

L’ARCHITETTURA PREROMANICA

L’architettura fu opera di maestranze locali che perpetuavano il “ mestiere “ romano. Al comando di Rodbertus, attivo in Tuscania presso Viterbo nel 739 spetta la Chiesa di San Pietro, in gran parte

ricostruita nella successiva età romanica nella facciata e nel corpo anteriore. L’interno con le tozze colonne valicate da archi a doppia ghiera, con la rudimentale proporzione delle pareti e la corposità di

ogni forma, indica l’avvento di una nuova visione artistica. Il secolo IX presenta organizzata ormai la cripta, di cui una rudimentale espressione aveva offerto, nel sec. VIII,

l’insigne basilica inclusa nel monastero di San Salvatore di Brescia. La cripta del sec. IX assume il definitivo carattere di santuario in quanto accoglie, nella cella posta sotto

l’altare  i sarcofagi con le reliquie dei martiri consacranti la chiesa, e un ampio peribolo o corridoio, permette l’accesso dei fedeli alle stesse reliquie. Nel sec. X le cripte ad

anello si ampliano; una o due nicchie contenenti altari per l’officio della messa si aprono nella cella; l’anello perimetrale si dilata in ampio vestibolo onde accoglie maggior

numero di fedeli. Considerando ora gli edifici, distinguiamo due zone dell’architettura italiana: l’Italia centrale e meridionale e l’Italia settentrionale. Nell’Itali centro-

meridionale e particolarmente in Roma sopravvive la cultura classica, e gli edifici basilicali ancora nel sec. ( Sant’Agnese e San Giorgio in Velabro ) ma soprattutto nel

fiorente sec. X, ripetono i modelli paleocristiani. Di questo tradizionalismo sono massimi esempi San Prassede, con il ritmo classicheggiante delle navate. Nell’Italia

settentrionale abbiamo già notato il fervore di ricerche che porta all’elaborazione della cripta. Le costruzioni a pianta centrale, di cui il più suggestivo esempio offre la

Cappella della Pietà presso San Satiro in Milano, capolavoro carolingio. Nell’interno vi è un mirabile gioco di quattro grandi nicchie ( tre destinate ad altari ) di altre  otto

nicchie laterali che fungono da contrafforti, di quattro colonne isolate che determinano, nell’ottagono, un nucleo centrale a pianta quadrata. Altre colonne decorano le pareti,

e tutte si coronano di mirabili capitelli che mostrano originalissime interpretazioni dello stile corinzio. Purtroppo la copertura centrale è distrutta, solo nelle braccia e nei vani

angolari si possono ammirare le ingegnose successioni di volte a botte, semicalotte, e sezioni di volta a padiglione.

Ultimo aggiornamento Giovedì, 01 Marzo 2018 11:33