aggiornato il 23 Sep 2018 alle 8:42 AM
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La scultura Paleocristiana e Ravennate.

La scultura Paleocristiana e Ravennate.

Tra i più antichi è il sarcofago degli Arieti così detto dai simbolici animali del sacrificio che hanno preso il posto dei leoni ornati le consimili arche

romane.

L'arca degli arieti appartiene a tutto un gruppo di sarcofagi detti del Paradiso e sono della metà del secolo III. Altri temi sacri e mistici si

diffondono nella scultura paleocristiana, ricordiamo qui il mirabile sarcofago delle storie di Giona.

Nel sarcofago di Giunio Basso l'orientalismo si fonde alla romanità in modo talmente armonico, da dare origine appunto al capolavoro della scultura cristiana.

Al posto delle tre o quattro arcate dei sarcofagi orientali si aprono nell'urna del prefetto di Roma. L'arcata a timpano orientale è usata nell'ordine

inferiore; nel superiore ,la corniciatura architravata è nettamente romana.

Ne corso del secolo IV si hanno sarcofagi complicatissimi detti ad alberi, che incorniciano la figura del Buon Pastore o dell'Orante che

accentuano la ricerca chiaroscurale valendosi anche della tecnica del trapano. Nelle provincie del Nord il nome dei sarcofagi sono detti a mura di

città perchè  le scene sacre campeggiano su fondali di archi e porte turrite. Gli avori paleocristiani, con le rare statue del Cristo docente e il

Buon Pastore con i preziosi cimeli delle porte lignee delle basiliche che completano l'affascinante visione del mondo paleocristiano.

Due tavole d'avorio unite a cerniera formano il dittico, che all'esterno si adorna di rilievi, all'interno offre una superfice liscia per iscrizioni votive

ecc. Tra i dittici profani ricordiamo quelli consolari, raffiguranti il magistrato con la mappa circensis  nella mano alzata in atto di dare inizio ai

giochi del circo. La serie dei dittici consolari segnano quelli di Anicio  Probo e di Boezio.

Tra i dittici sacri si ricorda le Marie del Sepolcro. Uno dei maggiori avori sacri paleocristiani è la cassettina, ridotta a forma di croce, nota con il nome di Lipsanoteca ( custodia di reliquie ),ricchissima di figure evangelistiche , vi è poi il dittico di Stilicone  e Serena. In Ravenna continuò l'uso del sarcofago; ma questo, collocato nelle basiliche, oltre ad essere scolpito su tutti i lati, rivestì maggiore importanza architettonica: ebbe un coperchio a cofano o a doppio spiovente, fu rialzato su di un piedistallo, incorniciato da colonne. La scultura ravennate mostra delle scene simboliche, tra cui ripetuta la Consegna della Legge a Pietro e Paolo, la Traditio  Legis.

Essa è rappresentata, con vivacità ellenistica, nel sarcofago della chiesa di San Francesco sec. IV, diviso in nicchie profonde, adorne di conchiglie. La stessa scena ritorna nel sarcofago detto di San Rinaldo nel duomo di Ravenna. Nel sarcofago del mausoleo di Galla Placidia la figura umana scompare, Cristo tra gli apostoli è rappresentato come Agnello mistico sul monte della sapienza, con a fianco due pecorelle.

Dal secolo VI la scultura in marmo bizantina si riduce all'intaglio di transenne e adotta nuovamente elementi simbolici: viticci, croci, raffigurazioni di animali mistici, quali la colomba, il pavone e l'agnello.

 Cessato con Giustiniano, l'uso dei dittici consolari, l'intaglio eburneo si prodiga in dittici sacri, in teche, in cassettine profane, e osa creare un capolavoro monumentale qual'è  la Cattedra di Massimiano, prezioso cimelio del Museo di Ravenna.

Ultimo aggiornamento Martedì, 02 Gennaio 2018 17:58