aggiornato il 22 Jul 2017 alle 4:25 PM
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BOCCONCINI DI ASTICE CON CECI E ARANCIA

BOCCONCINI DI ASTICE CON CECI E ARANCIA

 Lessate gli astici per 8 – 9’ in acqua bollente non salata con il sedano e le sue foglie, la carota e la cipolla a pezzetti. Scolateli e lasciateli raffreddare.

 Nel frattempo, mondate il finocchio conservandone le barbe e affettatelo sottilmente usando possibilmente, se l’avete l’affettatrice. Sbucciate le arance e pelate gli spicchi a vivo raccogliendo il succo in una terrina.

 Sgusciate gli astici e tagliatene la polpa a bocconcini. Emulsionate un cucchiaio abbondante di succo di arancia con 3 cucchiai di olio,sale e pepe a piacere. Unite al condimento, se ve ne sono anche le uova a grappolo ( coralli ) degli astici, battendo per amalgamarle.

 Sciacquate velocemente i ceci sotto l’acqua fredda, sgocciolateli bene, quindi metteteli in una ciotola con i finocchi e gli spicchi di arancia.

 Versate il condimento sul mix di ceci, arance e finocchi. Poco prima di portare in tavola, aggiungete i bocconcini di astice, distribuite la preparazione in 4 ciotole e decorate con le barbe dei finocchi tenute da parte.

 Ingredienti : per 4

Tempo : circa 40’

      2 astici da g 450 cad.

     Ceci  in scatola sgocciolati g 200

     2 arance – un finocchio

     Una carota – una cipolla bianca

     Un gambo di sedano

     Olio extravergine di oliva

      Sale – pepe bianco     

OROSCOPO del mese di Luglio 2017

ARIETE

Il punto più bello del vostro cielo, e resterà li insieme sino al 25 dicembre. La settimana tra il 7 e il 13, grazie alla luna, siete in grado di realizzare guadagni e successo.

 

 

 

 

TORO

La fortuna e l’amore si presentano sotto il segno della Vergine. Poiché amate frequentare mostre, cercate qualche acquisto che potrà diventare un ottimo investimento.

 

 

 

 

GEMELLI

Sedetevi attorno a un tavolo e confrontatevi serenamente. L’ultima settimana di questo mese sarà quiete anche per le collaborazioni. Dipende dalle scelte che sapete fare.

 

 

 

 

CANCRO

C’è ancora agitazione nel rapporto tra figli e genitori, me in questo caso, affrontate l’argomento il più presto possibile. Siate decisi sino in fondo.

 

 

 

 

 

LEONE

Forte è l’amore per colui che amate. La donna Leone, particolarmente bella e desiderabile, in certe notti ricorda la splendida Liz Taylor.

 

 

 

 

 

VERGINE

Importante per le vostre novità che il transito vi riserva nella vita personale e, prima ancora, in famiglia, settore che va incontro ai raggi severi di Saturno.

 

 

 

 

 

BILANCIA

Facciamo un breve viaggio distensivo in totale relax e chiediamoci  come intraprendere il settore lavoro. Il mese di dicembre è il mese della fortuna.

 

 

 

 

 

SCORPIONE

Per voi è positivo un viaggio imminente. Siate pronti per la partenza. In attesa fate controlli medici e una leggera attività sportiva e qualche cura di bellezza, capelli, pelle e mani.

 

 

 

 

SAGITTARIO

Un lavoro da conquistare, in particolare sul piano professionale. Ideali che avete un po’ tradito negli ultimi anni, accontentandovi di risultati immediati e sicuri.

 

 

 

 

 

CAPRICORNO

La fortuna è la vostra più preziosa alleata in questo periodo. La congiunzione con Giove è uno degli aspetti più belli in assoluto, e viene associato alla fortuna al gioco e in amore.

 

 

 

 

ACQUARIO

Comincia a cambiare in meglio ogni aspetto della vostra avventurosa vita. Siete all’inizio di un nuovo autunno. Non perdete un’importante occasione di lavoro.

 

 

 

 

 

PESCI

Importantissimo mese per il proseguimento del lavoro e delle collaborazioni, ma anche per il matrimonio. Tutto costa fatica anche in amore. 

In arrivo borse di studio riservate ai soci della Società Italiana di Medicina Personalizzata

 

È stato pubblicato il bando, riservato ai soci SIMeP, per l’assegnazione di 30 borse di studio, del valore di 600 €, per la partecipazione al prossimo Congresso ESPT che si svolgerà a Catania dal 4 al 7 ottobre 2017. 

Partecipare è semplice, basta compilare il modulo online nella sezione dedicata al Bando sul sito www.simep.it. Le domande – che dovranno pervenire entro le ore 24.00 del 15 luglio 2017 – saranno valutate da una Commissione Scientifica composta da 3 membri della Società Italiana di Medicina Personalizzata, SIMeP.

Le borse di studio comprendono la quota di registrazione al congresso ESPT 2017, 3 notti presso una struttura alberghiera convenzionata con l’organizzazione del congresso e 100 euro di contributo per le spese di viaggio che saranno versati, tramite bonifico bancario, dopo la conclusione dei lavori congressuali.

Proprio nei giorni scorsi, è stata inaugurata a Lecce la sezione Sud della Società Italiana di Medicina Personalizzata coordinata dal dott. Mauro Minelli con un congresso di tre giorni dal titolo “Attualità e Prospettive della Medicina Personalizzata tra Etica e Sostenibilità”  in cui hanno preso parte più di 40 relatori che hanno affrontato tutte le problematiche delle patologie, viste attraverso la lente d’ingrandimento della medicina personalizzata. 

«Sono contributi che SIMeP sta predisponendo per consentire a giovani laureati di partecipare in modo assolutamente gratuito al Congresso che si terrà a Catania in cui prenderanno parte illustri esperti provenienti da tutta l’Europa», dichiara Mauro Minelli, Coordinatore della Sezione Sud di SIMeP.

«È un modo – conclude Minelli – per consentire a giovani medici e biologi di conoscere questa branca della medicina personalizzata e avvicinarsi a un’importante realtà che abbraccia ambiti diversi, come ad esempio quello della Nutrizione».

 

LE BATTAGLIE IN TERRA DI PUGLIA: LA BATTAGLIA DI MONTEMAGGIORE

 

LA BATTAGLIA DI MONTEMAGGIORE

Un'altra battaglia combattuta in terra di Puglia è la Battaglia di Montemaggiore che si è svolta sulla collina chiamata Monte Maggiore in provincia di Foggia nel mese di maggio, il 4, dell0anno 1041, a breve distanza dalla riva sinistra del fiume Ofanto, in una zona di terreno lontana da qualsiasi centro abitato, caratterizzata dai tanti tratturi stradali utilizzati durante la transumanza degli armenti, ai confini tra la Capitanata e il territorio di Melfi. Su tratta della seconda delle grandi battaglie campali nell'Apulia, combattute dai Bizantini contro Normanni e Longobardi, alleati fra loro, dopo la battaglia di Olivento.

Il territorio che oggi conosciamo come Puglia, ma in generale tutto il Meridione d’Italia, in questo periodo storico, come abbiamo già visto nel precedente elaborato, è abitato da  popolazioni che professano religioni eterogenee e la cui coesistenza determina spesso conflitti politici, strappi nel tessuto etnico, variazioni nella vita della società. Questa situazione favorisce la penetrazione dei Normanni, che hanno una forte coesione tra di loro e sfruttano l'antagonismo esistente fra gli altri potenti. Arduino, armigero di Milano, valuta che il territorio dell'Apulia è quasi sguarnito di truppe bizantine, perché impegnate in Sicilia contro i Saraceni, stringe accordi con il principe Guaimario V di Salerno, che vuole liberarsi dal giogo bizantino, si reca poi ad Aversa dove incontra Rainulfo Drengot, conte di Aversa e padrone della Terra di Lavoro, che ha riunito trecento cavalieri normanni e un migliaio di fanti. Ai nuovi alleati, come a dodici condottieri alleati, tra cui i normanni Guglielmo, Drogone e Umfredo d’Altavilla, Ugo Tutabovi, Atenolfo di Benevento e Argiro (figlio di Melo di Bari), Arduino propone di cacciare i Bizantini dalla regione, promettendo la metà delle terre conquistate e propone Melfi come quartier generale. Inizia, così, da parte dei Normanni il reclutamento e l'inglobamento delle forze locali, accogliendo anche gli elementi più turbolenti del vicinato tra le proprie file. La testimonianza dell'Anonimo Vaticano, invece, rende evidente che la popolazione locale, longobarda o latina, si divide in due fazioni, con alcuni che passano dalla parte normanna e altri che rimangono fedeli ai bizantini.

Da parte bizantina si deve rilevare che il Catepano d'Italia, Michele Dukeianos, dopo aver perduto la prima battaglia campale (la Battaglia di Olivento), scampando alla morte con pochi dei suoi, e riparando a Bari, in attesa di truppe di rinforzo, si prepara ad attaccare di nuovo i Normanni.

Il 4 maggio ha luogo la Battaglia di Montemaggiore, sarà una dura battaglia che però dura solo un giorno.

L’esercito bizantino è composto da 18mila uomini, comprendendo i contingenti di Pissidi e Likaoni, che appartengono al tagma dei federati, oltre a Cittadini dell'Apulia arruolati con la forza.

Il grande numero di uomini, però, non deve trarre in inganno: le milizie bizantine indigene ausiliarie, raccogliticce, schierate a fianco delle truppe regolari, gonfiano il numero, ma sono più d'impaccio che d’utilità. Le truppe di Guglielmo d’Altavilla, invece, si trovano sempre in numero inferiore, ma sono meglio equipaggiate. I mercenari sono capeggiati da Atenolfo, fratello del Principe di Benevento, con forze Longobarde e con il Clan degli Altavilla, forte di duemila Normanni di Melfi.

I bizantini puntano su una strategia diversa e attaccano ancora le truppe Normanne e Longobarde. La coalizione alleata normanna e longobarda si accampa su di un rialzo del terreno e tiene una posizione favorevole sulla collina. Quando lancia la prima carica, i Greci cadono sotto i colpi di spada e di lancia. È un bagno di sangue. L'organizzazione logistica delle armate normanne durante la campagna appare scarsa: non sono seguite da reparti organizzati per la sussistenza. Esse combattono su di un territorio dal quale traggono il sostentamento delle truppe, mediante azioni sistematiche di saccheggio, i Normanni, infatti, catturano tutti i carriaggi, che i Greci portano in battaglia, con le masserizie necessarie all'esercito. I Bizantini combattono sul suolo amico, per cui le armate sono autosufficienti e, come elemento indispensabile dello schieramento, utilizzano il tuldon, cioè l'insieme dei carriaggi che trasportano i rifornimenti, gestiti da un apposito reparto, e scortati da militari della retroguardia. Ancora una volta, in ogni caso, i Normanni sconfiggono definitivamente i Bizantini, nelle cui file milita anche il vescovo di Acerenza, Stefano, che muore in combattimento. Il Catepano Michele, sopraffatto di nuovo, ripara a Bari.

I normanni s'impadroniscono anche delle terre di Acerenza, dei borghi di Lavello, presso il fiume Ofanto, di Matera e Genzano, sulla via Herculea, ove costruiscono un castello (che andrà distrutto). In mano alla coalizione sono anche Venosa e Gravina. La vittoria spinge altre popolazioni Longobarde della Capitanata a sollevarsi e conferisce Ascoli Satriano, come feudo di Guglielmo Fortebraccio, primogenito di Tancredi d'Altavilla (il quale morirebbe in questo periodo).

Le sconfitte determinano anche il trasferimento del Catepano Dulchiano in Sicilia mentre in Apulia viene insediato il nuovo Catepano Exaugusto Bojiannes (Augusto Bugiano), figlio di Basilio II, con la speranza che ripeta le gesta del padre.

Si conclude, così, la seconda di tre battaglie, a cui seguirà, la Battaglia di Montepeloso (Irsina).

Nella zona esiste la Torre Alemanna, un complesso monumentale che risale al XIII secolo, situato presso il Borgo Libertà, frazione di Cerignola.

 Il luogo non va confuso con l'omonimo monte situato nella stessa provincia di Foggia, ma nel Comune di Orsara di Puglia.

Nardò: ConvegnoTRA VECCHI PROBLEMI E NUOVI APPROCCI, CARDIOCHIRURGHI A CONFRONTO

È in programma a Nardò domani, sabato 24 giugno, un congresso di cardiochirurgia sul tema Update cardiochirurgia: tra vecchi problemi, nuovi approcci e future prospettive, su iniziativa di Andrea Marco Pano, dirigente presso l’unità ospedaliera di Cardiochirurgia dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Il congresso si terrà al Chiostro dei Carmelitani in corso Vittorio Emanuele II (con inizio dei lavori fissato alle ore 16) ed è patrocinato dall’amministrazione comunale. L’obiettivo è fornire ai medici del territorio nuove nozioni e approfondimenti in merito a quelle patologie che negli ultimi anni stanno rappresentando una sfida sempre più difficile da gestire. Le endocarditi infettive e la patologia acuta dell’aorta, se non tempestivamente diagnosticate e trattate, possono avere un alto tasso di mortalità. Un evento che rappresenta un momento di crescita e di approfondimento per i professionisti anche per la presenza di illustri relatori. 

Le tre sessioni previste sono dedicate a Endocarditi, un problema in costante aumento (ore 16), Patologia acuta dell’aorta, un paziente a rischio (ore 17:40) e La chirurgia mininvasiva: tra presente e futuro (ore 19). 

 

L’ANTICA AVEIA LA VIA CLAUDIA NOVA

Le indagini archeologiche svelano i resti monumentali del cardo maximus della perduta città di Aveia, unica traccia superstite del basolato dell'antica via Claudia Nova.

Proseguono gli incontri tra le Amministrazioni e i soggetti interessati, per una soluzione condivisa volta a garantire sia la ricostruzione delle abitazioni sia la tutela e la valorizzazione di una delle più importanti e monumentali scoperte archeologiche del territorio aquilano.

 Fossa, 15 giugno 2017 - Grandi basoli calcarei accostati gli uni agli altri con tecnica accurata e raffinata, nei quali si vedono ancora chiaramente le profonde incisioni dovute all'intenso traffico dei carri (a dimostrazione della sua rilevanza nel territorio e nella rete degli scambi): è la strada monumentale - riconducibile all'antica via Claudia Nova, di cui non si avevano finora tracce certe nella conca aquilana - scoperta nell'ambito dei lavori di ricostruzione post sisma. Un tratto integro della lunghezza di circa 30 metri e dellalarghezza stimata di 4-5 metri(la via Appia antica è larga poco più di 4 metri) affiancato da un marciapiede porticato largo oltre 2 metri e dalle adiacenti costruzioni monumentali andate distrutte.

E' così che doveva mostrarsi nel Isecolo a.C. il cardo maximus della perduta città di Aveia, punto di cerniera e contatto tra la "città alta" (di cui sopravvivono resti nel cosiddetto "torrione" del borgo medioevale) e la "città bassa" (delimitata dalle mura oggi ancora visibili nelle campagne di Osteria), tratto urbano di quell'asse stradale di rilevanza territoriale voluto dall'Imperatore Claudio per dotare di adeguate infrastrutture l'area delle conche amiternina e forconese, già interessate da imponenti e monumentali presenze insediative, da Foruli ad Amiternum, da Forcona a Peltuinum e oltre.

Della perduta città di Aveia scompare ogni traccia dal VII-VIII secolo d.C., probabilmente per i danni dovuti a catastrofi naturali (allagamenti, frane della montagna o terremoti). Nulla resta di visibile fuori terra oltre alle porzioni di mura urbiche nelle campagne e ai pochi resti sulle pendici del colle e inglobati nel borgo. La scoperta della monumentale strada,effettuata nei primi mesi dello scorso anno in via S. Eusanio - a seguito delle indagini archeologiche svolte dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Aquila grazie ai fondi messi a disposizione dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere (USRC) -offre nuove e inedite certezze alle ipotesi di ricostruzione storica dell'importante centro romano.

E’ stata dunque attivata, fin dal primo momento, una forte azione di sensibilizzazione ai fini dell’auspicabile valorizzazione dei resti monumentali che muterebbero, d’improvviso, immagine e vocazione del centro di Fossa e della sua area, dalle risorse ambientali e culturali davvero straordinarie, forse uniche.  Risorse così straordinarie che obbligano, senza incertezza alcuna, gli enti, le amministrazioni, le associazioni culturali e i cittadini tutti, ad un forte impegno affinché tesori d’arte e della cultura possano assurgere a ben altri livelli di fruizione. Il Parco archeologico della Necropoli Vestina, benché aperto al pubblico saltuariamente, a solo qualche anno dalla scoperta era già conosciuto con ammirazione e stupore in ogni parte del mondo, e continue sono le richieste di informazioni e di visita.

Aveia è ubicata, nella vallata del medio Aterno, alle pendici nord-orientali di Monte Circolo e del borgo fortificato di Fossa, a soli dieci km dall’Aquila. La città romana era strutturata su terrazze urbane degradanti sul versante montano e caratterizzata da una città alta, probabilmentemonumentale, e da una città bassa che lambiva il corso del fiume Aterno, quella legata alle attività commerciali e di servizio del tratturo. Il percorso della Mura è ancora perfettamente leggibile, con il tratto monumentale meridionale che risale il versante fino al cosiddetto “Torrione” del borgo medievale. Una città romana che sembrava quasi completamente perduta, che viveva nella memoria di pochi, torna così prepotentemente a rivivere splendori e magnificenze di un antico e nobile passato. Dal 1773, allorquando l’Abate archeologo e filosofo Vito Maria Giovenazzi ebbe l’intuizione e il merito di riconoscere e identificare i monumenti di Fossa come quelli di Aveia, mai erano tornate alla luce resti monumentali così importanti.

Le modalità di indagine, studio e valorizzazione dovranno contemperare le esigenze di tutela con le esigenze di ricostruzione del tessuto urbano e edilizio: Su questo delicato tema sono in corso da mesi gli opportuni e indispensabili confronti tra tutti gli enti e i soggetti coinvolti, alla comune ricerca di soluzioni di revisione progettuale, spostamento, delocalizzazione e/o ridefinizione viaria dell'intera area. 

Nuovo incontro,tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Aquila e cratere, l'Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere USRC, il Comune di Fossa e la Provincia dell'Aquila per verificare congiuntamente le concrete possibilità di rivedere le progettazioni pregresse (interventi edilizi, rete stradale locale e rete provinciale) adeguandone le previsioni al mutato quadro della situazione e i possibili scenari di recupero e valorizzazione.

"Siamo da mesi impegnati in una attenta valutazione condivisa della situazione - affermano la Soprintendente Alessandra Vittorini e il Responsabile dell'USCR Paolo Esposito - con l'obiettivo prioritario di individuare gli strumenti e le procedure più idonee a garantire la salvaguardia e la valorizzazione di un contesto archeologico di straordinaria importanza per il territorio e il corretto svolgimento del processo di ricostruzione pubblica e privata. All'impegno congiunto profuso nella prima fase di conoscenza e indagine archeologica si è aggiunto da diversi mesi il lavoro sui tavoli tecnici interistituzionali, in cooperazione con tutti gli enti e i soggetti coinvolti. Confidiamo nella collaborazione di tutti per una celere definizione dei programmi futuri."

 

L’ANTICA AVEIA LA VIA CLAUDIA NOVA

Le indagini archeologiche svelano i resti monumentali del cardo maximus della perduta città di Aveia, unica traccia superstite del basolato dell'antica via Claudia Nova.

Proseguono gli incontri tra le Amministrazioni e i soggetti interessati, per una soluzione condivisa volta a garantire sia la ricostruzione delle abitazioni sia la tutela e la valorizzazione di una delle più importanti e monumentali scoperte archeologiche del territorio aquilano.

Fossa, 15 giugno 2017 - Grandi basoli calcarei accostati gli uni agli altri con tecnica accurata e raffinata, nei quali si vedono ancora chiaramente le profonde incisioni dovute all'intenso traffico dei carri (a dimostrazione della sua rilevanza nel territorio e nella rete degli scambi): è la strada monumentale - riconducibile all'antica via Claudia Nova, di cui non si avevano finora tracce certe nella conca aquilana - scoperta nell'ambito dei lavori di ricostruzione post sisma. Un tratto integro della lunghezza di circa 30 metri e dellalarghezza stimata di 4-5 metri(la via Appia antica è larga poco più di 4 metri) affiancato da un marciapiede porticato largo oltre 2 metri e dalle adiacenti costruzioni monumentali andate distrutte.

E' così che doveva mostrarsi nel Isecolo a.C. il cardo maximus della perduta città di Aveia, punto di cerniera e contatto tra la "città alta" (di cui sopravvivono resti nel cosiddetto "torrione" del borgo medioevale) e la "città bassa" (delimitata dalle mura oggi ancora visibili nelle campagne di Osteria), tratto urbano di quell'asse stradale di rilevanza territoriale voluto dall'Imperatore Claudio per dotare di adeguate infrastrutture l'area delle conche amiternina e forconese, già interessate da imponenti e monumentali presenze insediative, da Foruli ad Amiternum, da Forcona a Peltuinum e oltre.

Della perduta città di Aveia scompare ogni traccia dal VII-VIII secolo d.C., probabilmente per i danni dovuti a catastrofi naturali (allagamenti, frane della montagna o terremoti). Nulla resta di visibile fuori terra oltre alle porzioni di mura urbiche nelle campagne e ai pochi resti sulle pendici del colle e inglobati nel borgo. La scoperta della monumentale strada,effettuata nei primi mesi dello scorso anno in via S. Eusanio - a seguito delle indagini archeologiche svolte dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Aquila grazie ai fondi messi a disposizione dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere (USRC) -offre nuove e inedite certezze alle ipotesi di ricostruzione storica dell'importante centro romano.

E’ stata dunque attivata, fin dal primo momento, una forte azione di sensibilizzazione ai fini dell’auspicabile valorizzazione dei resti monumentali che muterebbero, d’improvviso, immagine e vocazione del centro di Fossa e della sua area, dalle risorse ambientali e culturali davvero straordinarie, forse uniche.  Risorse così straordinarie che obbligano, senza incertezza alcuna, gli enti, le amministrazioni, le associazioni culturali e i cittadini tutti, ad un forte impegno affinché tesori d’arte e della cultura possano assurgere a ben altri livelli di fruizione. Il Parco archeologico della Necropoli Vestina, benché aperto al pubblico saltuariamente, a solo qualche anno dalla scoperta era già conosciuto con ammirazione e stupore in ogni parte del mondo, e continue sono le richieste di informazioni e di visita.

Aveia è ubicata, nella vallata del medio Aterno, alle pendici nord-orientali di Monte Circolo e del borgo fortificato di Fossa, a soli dieci km dall’Aquila. La città romana era strutturata su terrazze urbane degradanti sul versante montano e caratterizzata da una città alta, probabilmentemonumentale, e da una città bassa che lambiva il corso del fiume Aterno, quella legata alle attività commerciali e di servizio del tratturo. Il percorso della Mura è ancora perfettamente leggibile, con il tratto monumentale meridionale che risale il versante fino al cosiddetto “Torrione” del borgo medievale. Una città romana che sembrava quasi completamente perduta, che viveva nella memoria di pochi, torna così prepotentemente a rivivere splendori e magnificenze di un antico e nobile passato. Dal 1773, allorquando l’Abate archeologo e filosofo Vito Maria Giovenazzi ebbe l’intuizione e il merito di riconoscere e identificare i monumenti di Fossa come quelli di Aveia, mai erano tornate alla luce resti monumentali così importanti.

Le modalità di indagine, studio e valorizzazione dovranno contemperare le esigenze di tutela con le esigenze di ricostruzione del tessuto urbano e edilizio: Su questo delicato tema sono in corso da mesi gli opportuni e indispensabili confronti tra tutti gli enti e i soggetti coinvolti, alla comune ricerca di soluzioni di revisione progettuale, spostamento, delocalizzazione e/o ridefinizione viaria dell'intera area. 

Nuovo incontro,tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Aquila e cratere, l'Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere USRC, il Comune di Fossa e la Provincia dell'Aquila per verificare congiuntamente le concrete possibilità di rivedere le progettazioni pregresse (interventi edilizi, rete stradale locale e rete provinciale) adeguandone le previsioni al mutato quadro della situazione e i possibili scenari di recupero e valorizzazione.

"Siamo da mesi impegnati in una attenta valutazione condivisa della situazione - affermano la Soprintendente Alessandra Vittorini e il Responsabile dell'USCR Paolo Esposito - con l'obiettivo prioritario di individuare gli strumenti e le procedure più idonee a garantire la salvaguardia e la valorizzazione di un contesto archeologico di straordinaria importanza per il territorio e il corretto svolgimento del processo di ricostruzione pubblica e privata. All'impegno congiunto profuso nella prima fase di conoscenza e indagine archeologica si è aggiunto da diversi mesi il lavoro sui tavoli tecnici interistituzionali, in cooperazione con tutti gli enti e i soggetti coinvolti. Confidiamo nella collaborazione di tutti per una celere definizione dei programmi futuri."

 

Scienza e eccellenze italiane.Una nuova microsonda ottica per l'analisi ed il controllo di regioni cerebrali profonde.

 Una collaborazione tra l'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Lecce e la Harvard Medical School, pubblicato su Nature Neuroscience, apre nuovi scenari per la comprensione e il trattamento di disturbi neurologici

 I ricercatori dell'IIT-Istituto Italiano di Tecnologia di Lecce e la Harvard Medical School di Boston, Stati Uniti d'America, hanno sviluppato una nuova microsonda ottica in grado di controllare l'attività elettrica cerebrale proiettando luce sui volumi larghi o parti del sistema nervoso centrale selezionati in un modo molto controllato. Lo studio è stato pubblicato su Nature Neuroscience e rappresenta un primo passo verso dispositivi a bassi invasività per la diagnosi e il trattamento di disturbi neurologici e psichiatrici e le malattie neurodegenerative. L'equipe di ricerca è stata coordinata dai ricercatori dell'IIT con sede a Lecce (Italia), Ferruccio Pisanello e Massimo De Vittorio, e di Bernardo Sabatini presso la Harvard Medical School (HMS) di Boston. Ferruccio Pisanello è il responsabile del Multifunctional Neural Interfaces with deep-brain regions” (Laboratorio  multifunzionale delle regioni neurali profonde) presso l'IIT di Lecce ed è stato finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (CER); Massimo De Vittorio è coordinatore del Centro IIT di Lecce ed è stato coinvolto, insieme a Bernardo Sabatini, in un progetto finanziato dal National Institute of Health (NIH). La tecnologia è stata sviluppata per sfruttare appieno l'optogenetica, una combinazione di ottica e genetica per attivare o inibire l'attività neuroni utilizzando fasci di luce. Una limitazione importante dell'optogenetica si basa nella difficoltà di distribuire la luce nel cervello in modo controllato, poiché l'opacità del tessuto non permette la propagazione della luce. Gli scienziati italiani hanno voluto superare questo limite. La microsonda, costruita alla IIT e convalidata dall'HMS, è costituita da una fibra ottica a forma di cono la cui punta è di circa 500 nanometri, 20 volte più piccola di una cellula neuronale, e il suo design è concepito al fine di adattare il fascio di luce alla regione cerebrale  interessata senza spostare il dispositivo. La grande versatilità del dispositivo consente di irradiare aree cerebrali sintonizzandone l'intensità luminosa, colore, posizione, direzione e frequenza. La microsonda ha permesso d'indagare le regioni sub-corticali con un dispositivo minimamente invasivo, gettando luce in merito al legame tra l'attività elettrochimica di gruppi spazialmente separati di neuroni e i relativi effetti sul controllo della locomozione in modelli animali. La sonda, infatti, permette di attivare o inibire uno o più microcircuiti neurali, allo stesso tempo, rappresentando un nuovo paradigma per la stimolazione cerebrale profonda ottica. I risultati sono parte del progetto MODEM, coordinato da Ferruccio Pisanello e finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (CER) con una borsa di studio a partire dal 2016. L'obiettivo finale del suo progetto di ricerca è lo sviluppo di un dispositivo ad invasività molto bassa, che permette un intervento diretto sul cervello per monitorare la propria attività e per ripristinare il corretto funzionamento. In futuro, la microsonda potrà essere la base per una nuova generazione di dispositivi terapeutici e protesi per il controllo dei disturbi neurologici e malattie neurodegenerative. Insomma, una bella pagina per la scienza italiana ed in particolare per i ricercatori leccesi, che per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, dimostra come nel Nostro Paese ci siano quelle eccellenze anche nella ricerca, che devono essere sostenute per giungere a questi preziosi risultati che in fin dei conti riguardano la collettività tutta.

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