aggiornato il 24 Nov 2017 alle 6:01 PM
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NOVEMBRE 1943 - L’ECCIDIO DI PIETRANSIERI: LA SOPRAVVISSUTA RACCONTA…

 A Pietransieri, una frazione di Roccaraso, nel mese di novembre del 1943, alla contrada Lìmmari, si verifica un eccidio terrificante: 128 persone trucidate. Vengono uccisi complessivamente 128 abitanti: 42 uomini e 86 donne. Fra di loro, 42 bambini (di cui 34 al di sotto dei dieci anni e uno, Gianfranco Guido, di appena un mese. La "ragione" di questa assurda strage resta tuttora ignota e fuori da ogni logica. Di questo incredibile e atroce misfatto, Virginia Macerelli, nata nel 1936, unica sopravvissuta, racconta: 

“A novembre, cominciarono a venire i tedeschi. Dicevano che dovevamo scappare perché il paese doveva essere

distrutto. Si sono presi tutti gli uomini per la guerra, anche mio padre ed altri due miei fratelli, quelli più grandi.

Dopo, Pietransieri è stata sfollata, perché bombardavano il paese e mettevano fuoco alle case. Siamo andati alle

masserie, a Limmari. Mia madre con sei figli è andata a Limmari e siamo stati per due notti sotto un albero, con una

tenda. Avevamo tutti fatto delle tende. I tedeschi venivano, ci interrogavano, bombardavano il paese e prendevano

tutti gli animali, i maiali e quello che trovavano. Il 16 novembre per primo hanno preso mio fratello. L' hanno portato

a Pietransieri con i maiali e l'hanno ucciso. Poi hanno preso l'altro mio fratello e l'hanno ucciso in un boschetto. Noi

siamo rimasti sotto la tenda per altri cinque giorni. Poi, il 21 novembre, sono venuti di nuovo i tedeschi dicendo che

dovevano ammazzare tutti quanti... Poi venne un tedesco, era bravo, e ci disse che dovevamo scappare, perché

sarebbe venuta la SS e tutti kaputt. Con la mano aveva fatto cenno: tutti kaputt. Abbiamo cominciato a scappare

verso Castel di Sangro… Dopo mezz' ora è arrivata la SS e ci hanno raggruppati. C'era un tronco d'albero e hanno

fatto sedere la gente intorno.  Poi hanno messo una mina, grande come un vaso di fiori e l'hanno fatta saltare.

 

 

 

 

 

Dopo che la mina era scoppiata, i tedeschi cominciarono ad uccidere i feriti con la mitragliatrice. Io stavo sotto

braccio a mamma. Ero la più piccola dei figli. Si sa che quando c'è un pericolo la madre stringe a sé tutti i figli. Io ero

la più piccola e così mi ha abbracciato. Mia madre aveva uno scialle sulle spalle e come i tedeschi hanno mitragliato è

caduta ed è morta all'istante. Io sono caduta sotto a mamma e sono rimasta lì, lo scialle di mamma mi aveva

coperto... Tutti strillavano. La prima volta che hanno cominciato ad uccidere che urli si sentivano! Poi è rimasto solo

silenzio. Non si sentivano neanche più gli uccelli. Niente! Non si sentiva niente. Tutto il mondo era silenzio. Sono

rimasta lì sotto a mamma, zitta, non parlavo. Ero piena di buchi, sono piena di buchi. Buchi che passano da parte a

parte. Dopo un po' ho cominciato a muovermi, ma ho visto che c'erano solo morti. Uno sopra l'altro, tutti morti.

Avevo alzato la testa quando ero ancora sotto a mamma ed avevo visto mio fratello che mi stava vicino. Mi ha detto:

Virginia, è morta mamma? Io gli risposi di sì.

 

 

Era morta sull' istante, l'avevo morta su di me. Mio fratello aveva un buco fatto con la mitragliatrice. Un buco da

parte a parte che gli aveva trapassato un occhio. Poi, dopo che gli avevo risposto, abbassò la testa e morì anche

lui... I tedeschi si erano allontanati un bel po', avevano ammazzato e se n’erano andati. Dopo un po' però sono

ritornati  per vedere se i morti erano davvero morti. Andavano con la pistola in mano, e con il piede spostavano la

gente. Allora io abbassai la testa sotto lo scialle di mamma e così non mi videro. Chi invece si muoveva ancora,

veniva ucciso con un colpo di pistola alla testa. Sono rimasta sotto a quei cadaveri per due giorni e due notti. Poi,

dopo tutto questo tempo, ho visto due donne di Pietransieri che venivano lì vicino. Allora le chiamai, perché le avevo

riconosciute e chiesi loro se mi potevano portare via. Mi sollevarono dai morti e mi portarono vicino ad un ruscello

d'acqua. Poi mi dissero: "Adesso vediamo se c'è qualcuno della tua famiglia, così ti mandiamo a prendere. Tu

aspetta qui".  Loro non mi poterono portare via, perché ognuno cercava di  scappare  per salvarsi. Sono rimasta

vicino a quel ruscello un'altra notte, insieme ad un ragazzo che si era salvato. Questo ragazzo stava peggio di me,

era ferito gravemente alle mani e poi non poteva camminare. Quella notte, quelle due donne ci misero dentro ad

una mangiatoia in una masseria, dove c'erano gli animali. Era notte tardi e vennero ancora i tedeschi. Questa volta misero fuoco alla masseria. Cadevano tutte le travi di legno del soffitto. Ci

cadevano addosso grossi carboni. Dissi a quel ragazzo che si chiamava Flavio: 'Se non ci hanno uccisi i tedeschi, mica dobbiamo morire abbruciati', e così siamo saltati giù dalla mangiatoia. Poi

tutti e due ci siamo rotolati per terra e siamo usciti dalla masseria.

Siamo andati vicino ad un ruscello d'acqua. Stavamo tutti e due stesi per terra. La mattina seguente, i tedeschi

andavano ancora in giro con il fucile in mano. Così dissi a Flavio: "Questi abbaiano come i cani, quindi non sono

italiani. Tornano un'altra volta". Forse è stato Iddio... Stavamo stesi per terra come morti, e come i tedeschi sono

venuti ci puntavano il fucile dietro le spalle, e con il piede ci muovevano per vedere se eravamo morti.  Niente. Noi

non ci siamo mossi. Né io né Flavio. Quelli dissero: "ja, ja, kaputt, kaputt" e se ne andarono. Più tardi, sempre di

mattina, arrivò mia nonna che era viva e che era stata in un' altra masseria. Quelle donne che mi avevano visto le

avevano detto che stavo lì. La sentivo strillare. Chiamava e chiamava i miei fratelli, mia sorella e mia mamma, ma

sapeva che erano morti. Lo faceva con disperazione. Poi chiamava me: "Virginia, Virginia". Era venuta con un'altra

donna. Si avvicinarono ed avevano una pizza fatta con il pane. Quelli sono bambini ed avranno fame, pensavano. Ma

io neanche dopo otto giorni ho potuto mangiare. Quel ragazzo invece ha preso la pizza e l'ha mangiata.  Mia nonna

quel ragazzo non l'ha potuto portare. Era ferito peggio di me. Quando mia nonna mi prendeva sotto le gambe io

strillavo, se mi prendeva sotto le braccia lo stesso. Mia nonna diceva: "Come faccio a portarti, figuriamoci Flavio". Poi

mi prese per una spalla, dove avevo meno dolore e mi caricò su di sé. Quel ragazzo è rimasto lì, non l' hanno potuto portare. Mi hanno portato in una masseria dove c'era tanta gente di

Pietransieri, che si era salvata. Quando mi videro ero un vaso di sangue. I panni mi si erano attaccati  addosso, ero senza scarpe... Non sapevano dove mettere le mani. Dicevano: "E ora come

facciamo?" Non mi potevano toccare perché i panni mi si erano attaccati addosso; dopo quei giorni il sangue si era assutto (asciugato) addosso. 

Così prepararono un caldaio d'acqua, lo misero in una bagnarola e mi calarono lì dentro per un bel po'. Poi una donna di Pietransieri,

che ora è morta, cominciò con una forbice a tagliare piano piano i vestiti. Quando mi tolsero tutto e videro tutti quei buchi, tutte

quelle ferite, strillarono loro per me. Io ho cinque buchi, al braccio, al petto e alle gambe. Alla fine mi lavarono tutta e con qualcosa

di lino mi disinfettarono i buchi. Dopo mi avvolsero dentro un lenzuolo, senza mettermi niente addosso e mi sistemarono in quella

masseria. Acqua e sale mi hanno guarito... Le donne che mi avevano curato andarono il giorno dopo a prendere Flavio, per salvare

quell'altra anima di Dio. Così dicevano le donne di allora. Ma non era andato nessuno a prenderlo. Aveva camminato molto perché lo

ritrovarono in un'altra masseria. Morto. Dopo, da Pietransieri io, mia nonna e quella vecchietta andammo a S. Demetrio, dove siamo

rimasti fino alla fine della guerra..."

Screening del cancro con un semplice test delle urine

Un test delle urine che identificherà quindici forme tumorali in una fase iniziale, sarà disponibile nel giro di pochi anni a venire. Lo ha rivelato oggi Bob Pinedo, un oncologo olandese, sul giornale De Telegraaf, il principale quotidiano, nonché uno dei più antichi quotidiani, dei Paesi Bassi. Questo specialista impegnato nella cura del cancro, sta sviluppando un nuovo metodo, in collaborazione con gli scienziati della VU Medisch Centrum (Università di Amsterdam, Free University Hospital) e dell'Università di Twente. Insieme, stanno sviluppando un test delle urine che mostrerà in pochi minuti, se c'è una comparsa di cancro nella persona sottoposta a screening. Una volta che questo metodo è efficace, qualsiasi tumore può essere rilevato rapidamente, il che ridurrà la sua diffusione. I pazienti saranno effettivamente supportati più rapidamente di quanto non lo siano ora. Questa tecnica, inoltre, avrà anche il vantaggio di essere meno costosa a lungo termine. Il test, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che è in grado di individuare la presenza del cancro attraverso un semplice esame delle urine, viene considerato come una vera e propria ‘biopsia liquida’. La normale biopsia prevede il prelievo di un pezzetto di tessuto da analizzare per la successiva diagnosi; si tratta di una procedura che, molto spesso, risulta essere altamente invasiva e dolorosa, e che naturalmente richiede la presenza di una massa sospetta dietro la quale potrebbe celarsi un tumore. La biopsia liquida è invece una semplicissima analisi delle urine, che permette di individuare potenziali tracce del tumore.  Il test, dunque, potrebbe rappresentare una vera e propria rivoluzione nella diagnosi precoce, potendo individuare la presenza del cancro anni prima della sua manifestazione sintomatologica.

Tumori: nuova terapia contro il cancro con l'immunoterapia.

 Questa cura rappresenta un passo significativo verso trattamenti personalizzati  

 Buone notizie per gli ammalati di tumore arrivano dal Politecnico di Zurigo. Le prime sperimentazioni fanno ben sperare. Ricercatori del Politecnico federale di Zurigo sono riusciti a trasformare cellule renali e adipociti, presenti nei tessuti adiposi, in cellule capaci di sbaragliare quelle cancerose. La terapia basata su cellule immunitarie modificate (linfociti T) è nota, e la sua applicazione ha anche già permesso di salvare vite umane, ma gli effetti secondari possono essere pesanti e la procedura per la produzione è complicata. Il metodo messo a punto a Basilea dalla squadra guidata da Martin Fussegger, invece, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti, pare riesca ad aggirare questi problemi. Siamo però all’inizio della trafila, come s’avverte sulla rivista Nature Chemical Biology, e ancora non s’è andati oltre la sperimentazione su cavie animali anche se si sta creando la prossima ondata di terapie per il cancro. Gli studiosi implicati sono tuttavia ottimisti e si dicono convinti d’essere riusciti ad aprire una nuova breccia nella lotta contro il cancro.

31 OTTOBRE, 500 ANNI FA: LA RIFORMA DI MARTIN LUTERO

Dal travaglio interiore di Martin Lutero su Martin Lutero  è uscita, tutta in armi, la protesta del 31 ottobre.

Lucien Febvre

Il 31 ottobre di quest’anno, 2017, ricorre il quinto centenario della rivolta in Germania di Martin Lutero con la pubblicazione delle 95 tesi, nella cappella del castello di Wittenberg. Una “riforma” che parte da motivazioni di ordine strettamente economico-pastorale (la vendita delle indulgenze) e sfocia nella critica all’apparato teologico (ideologico) della struttura ecclesiastica. Sarà il Concilio di Trento a riaffermare le posizioni dogmatiche del cattolicesimo con una violenza verbale da spavento (…anathema sit) e con conseguenze fisiche da condanna a morte. 

Nei confronti della Riforma Luterana, papa Francesco ha cercato di dare spazio al dialogo. Il problema ecumenico dell’Unità delle chiese cristiane resta fondamentale, perché i cristiani siano “sale della terra” (Mt. 5.13) e “luce del mondo” (Mt. 4.16). Incontrando in Vaticano la comunità luterana, riunitasi a Lund in Svezia, il 31 ottobre 2016, papa Francesco ha detto: “Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni e gli altri”.

C’è un’evidente stranezza nel percorso storico del Cristianesimo, in cui è stata privilegiata ed egemonizzata la virtù della “Fede”, ridotta spesso ad enunciati da “Credo” (“Fides quae creditur”), a scapito delle altre due virtù cardinali, la Speranza e la Carità. C’è stata una lotta fratricida, con migliaia di morti, in nome della “fede”, dimenticando che il fondamento del Cristianesimo è l’Amore. Il messaggio di Cristo si basa su un solo comandamento: “Amatevi gli uni e gli altri” (Gv.13.34) e non sulle diatribe circa il valore e l’importanza dei sacramenti o su altre controversie di lana caprina. 

Negli ultimi tempi, l’esigenza del rinnovamento è emersa in modo indiscutibile, iniziata con Giovanni XXIII che usava la parola “aggiornamento”, anche se il termine più usato sotto il profilo biblico è e resta “metànoia”, parola greca che significa cambiamento di mentalità. Oggi, con papa Francesco soffia un vento di innovazione, un profondo spirito che si attua prevalentemente sul piano pastorale (comportamentale): fraternità, accoglienza, comprensione, perdono. Ne è testimonianza la prima esortazione apostolica intitolata “Evangelii Gaudium”. L’accentuazione dell’idea di “Chiesa dei poveri” e della scelta concreta di essere dalla parte dei poveri è certamente un fatto di importanza storica nella vita della Chiesa. 

Certe frasi-slogan sono diventate linee programmatiche: chiesa in uscita, chiesa dalle porte aperte, chiesa casa aperta del Padre, ecc. Nei primi secoli del Cristianesimo, la fede non si basava sul “proselitismo”, cioè sulla capacità di aggregare, di predicare, di diffondere la parola, ma sull’esempio di vita che davano i cristiani. Ecco la descrizione che ne fanno gli Atti degli Apostoli: “Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti… il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati” (2,44ss).

Il tema della fede apre una delle pagine più tristi e sconvolgenti della storia della chiesa. Non per nulla la rivoluzione di Lutero assunse come principio teologico il motto “sola fides”. Purtroppo la codificazione in formule dogmatiche o in posizioni ideologiche categoriche ha dato campo libero al Potere politico di usare la religione (fede) come “instrumentum regni”.

 

 

 

Infatti dal primo concilio ufficiale, quello di Nicea, nel 325 dopo Cristo, la religione cristiana diventa religione dell’imperatore Costantino. Nasce l’epoca costantiniana, durata fino al Concilio Vaticano Secondo (1962-1965). Tutti i concili sono stati controllati dal potere politico: la fede a servizio dei governanti del momento.

Cristo non ha fondato una chiesa-istituzione, ma una comunità umana d’amore e di pace. Solo se si aboliranno le formulazioni dogmatiche e l’idea che la salvezza derivi dai sacramenti, il Cristianesimo potrà rivolgersi a tutta l’umanità e diventarne “casa comune, umana famiglia”. Le chiese, oggi, giocano la loro sopravvivenza, confrontandosi col mondo al futuro, con una umanità che va verso la planetizzazione. 

Fortunatamente, una serie di posizioni in contrasto con i dogmatismi, soprattutto col dogma del peccato originale, sembra ora montare come un terremoto ideologico. Kant riteneva “sconveniente” l’idea che il male ci venga per eredità dai nostri progenitori. Anzi col gesto di Eva nasce la filosofia, l’amore del sapere. È stato Erich Fromm a dire: “l’atto di disobbedienza di Eva è l’inizio della storia umana, perché è l’inizio della libertà umana”. 

Sono numerose le interpretazioni di vari autori e teologi che lo ritengono: “insulto alla vita” (Mancuso), “dottrina di cui dobbiamo assolutamente liberarci” (Delumeau), “qualcosa di perverso” (Maggi) “dottrina inesistente nel Vecchio Testamento” (Haag), “disobbedienza mai esistita” (Castillo), “dottrina devastante” (Fox), “priva di fondamento l’accusa di un’offesa a Dio” (Valerio). L’elenco potrebbe proseguire citando i volumi che, negli ultimi tempi, sono stati pubblicati sul problema (Domiciano Fernandez, André-Marie Dubarle, Luciano Cova, ecc.). 

Alla base del peccato originale c’è una concezione pessimistica dell’Uomo. Una concezione antievangelica, anticristiana, disumana, che permea da sempre la weltanschauung dell’uomo e del mondo. Si è quindi creato un Cristianesimo imprigionato nelle strutture ecclesiastiche (le varie denominazioni cristiane) che offrono ai loro fedeli grazia e salvezza, tradendo il messaggio universale di Cristo. Cristo si è rivolto agli uomini. Tutti, non ad alcuni soltanto. Il superamento dello scoglio del peccato originale minerebbe certamente la concezione teologica della storia della salvezza, ma ridarebbe alla missione di Cristo il suo valore profondo e autentico: l’esemplarità umana. Cristo non è venuto per redimere da una colpa mai esistita, ma per elevare la natura umana al suo grado più alto. Cristo, modello universale di HOMO: “Homo Homini Deus”. 

A LECCE IL CONGRESSO REGIONALE DELLA SOCIETA’ ITALIANA DI PSICHIATRIA

 

“I disturbi psichiatrici nei giovani: la continuità nell’assistenza e gli interventi precoci”: è questo il tema del Congresso Regionale della Società Italiana di Psichiatria, sezione di Puglia e Basilicata, che si aprirà oggi, lunedì 30 ottobre, a partire dalle ore 14,30, presso la sala teatrino dell’ex Convitto Palmieri a Lecce.

Il Congresso Scientifico, che gode tra gli altri del patrocinio della Provincia di Lecce, accreditato per gli operatori della salute mentale della Regione, si svolgerà in due giornate (30 e 31 ottobre), durante le quali il mondo accademico e istituzionale si confronterà sui complessi processi che caratterizzano la diagnosi, la cura e il recovery dei disturbi psichiatrici gravi all’esordio. 

L’attuale presidente della Società Scientifica, Paola Calò, psichiatra e direttore della UOC Centro di Salute Mentale di Campi Salentina, nonché referente per la Formazione e la Ricerca del Dipartimento di Salute Mentale della Asl Lecce, introdurrà i relatori del panorama universitario e dipartimentale nazionale, che dialogheranno sui temi della transizione dall’adolescenza all’età adulta, la prevenzione del disagio mentale e del suicidio, la possibilità di effettuare interventi precoci e di organizzare dei servizi psichiatrici adatti ad accogliere una domanda sempre più pressante in salute mentale.

Gli studi epidemiologici indicano che la maggior parte dei disturbi psichici gravi insorge, spesso in modo sfumato ma progressivo, nell’adolescenza e nella prima età adulta, ovvero indicativamente tra i 14 e i 24 anni, ma viene riconosciuta e trattata solo nelle fasi avanzate, quando i sintomi sono ormai sfumati e procurano danni spesso irreversibili. Sono in crescita, nella stessa fascia di età, anche i disturbi correlati all’uso di sostanze, quali cannabis, anfetamine, cocaina.

Il Dipartimento di Salute Mentale della Asl di  Lecce, diretto da Serafino De Giorgi, con le sue articolazioni ed équipe dei servizi territoriali ed ospedalieri, da anni si occupa della presa in carico precoce e del monitoraggio degli interventi nei giovani con disagio mentale, attuando anche interventi di sensibilizzazione rivolti agli studenti e alla popolazione della Provincia, per abbattere lo stigma e ridurre i tempi per l’intervento. Servizi flessibili, integrati, collegati con l’esperienza, pensati per i giovani. Questa è la sfida, valorizzando le esperienze locali e guardando a quelle virtuose già esistenti.

Durante il Congresso verranno presentati, per la prima volta in assoluto da Giovanni De Girolamo, direttore scientifico dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia e referente italiano, i dati del Progetto Milestone (Managing the Link and StrengtheningTransitionfrom Child to AdultMentalHealth Care), con una overview dei primi risultati in Europa e in Italia.

 

Rucola. Tanto semplice quanto utile per il nostro organismo.

Ottimo il mix di calcio e potassio e le proprietà rimineralizzanti

 Forse non tutti sanno che settembre è il mese della rucola ed è per questo che è bene approfittarne per tesserne gli elogi. Rucola, rughetta o ruca che dir si voglia è la nota pianta erbacea dell'area del bacino del Mediterraneo e dell'Asia centro-occidentale, ma che oggi è coltivata anche in altre parti del mondo per il suo particolarissimo gusto e per le proprietà benefiche per il nostro organismo. Al di là del bassissimo livello di calorie, la rucola è ricchissima di acque, minerali di vario genere, numerose vitamine e contiene un alto numero di antiossidanti che, contrastando i radicali liberi, ci proteggono dall'insorgere dei tumori. La rucola aiuta il normale funzionamento dei nostri processi cellulari: ricca di magnesio e potassio, nonché di vitamina C e K, la rucola, grazie alla sua grande quantità di calcio aiuta anche il nostro sistema osseo e dentale. Il calcio, inoltre, è di vitale importanza anche per la salute del cuore e di tutto l'apparato muscolare. La rucola, in generale, può essere considerata rimineralizzante, ed è quindi perfetta dopo aver praticato sport; ha una spiccata funzione digestiva dal momento che stimola la produzione dei succhi gastrici; grazie al potassio è capace di abbassare la pressione arteriosa ed è ottima in gravidanza, dal momento che essendo ricca di folati protegge il feto da eventuali malformazioni. Insomma, un vegetale che non dovrebbe mai mancare nella nostra dieta, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, anche perché ormai è possibile trovarla tutto l’anno sui banchi di frutta e verdura di mezzo mondo.

Cibo di stagione. Ottobre. Elogio del radicchio

 

Più volte lo “Sportello dei Diritti” ha sottolineato l’importanza di mangiare frutta e ortaggi di stagione, anche per ottenerne il massimo del sapore e l'apice delle proprietà benefiche. Conoscere quali vegetali acquistare in un determinato periodo dell’anno dovrebbe essere alla base di ogni dieta alimentare, e ottobre, per chi non lo sapesse è, fra l’altro, il mese del radicchio, o cicoria rossa, l’ortaggio da foglia del gruppo delle cicorie le cui varietà più note sono il radicchio rosso, con foglie di colore rosso intenso, quello variegato con foglie striate di diversa forma e intensità e radicchio bianco un piccolo ortaggio capace di rendere i vostri piatti delle autentiche bombe di bontà. Utilizzato principalmente come contorno, il radicchio è perfetto come condimento base di alcuni tipi di pietanze tra cui spiccano alcune paste o risotti tra cui quello con radicchio e gorgonzola, ma anche per preparare delle squisite crepes al forno, o come semplice contorno cotto alla griglia. Una leggenda narra che anche Plinio il Vecchio utilizzasse il radicchio per le sue importanti proprietà medicinali: avrebbe proprietà sedative e aiuterebbe a dormire chi soffre di insonnia. Inoltre, ricorda Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è un alimento indicato per chi soffre di diabete, ed ha funzioni depurative e digestive, oltre a essere una fonte ricchissima di sali minerali e vitamine.

Frutta di stagione. Kaki (o Cachi), il pomo dalle sette virtù

Continua il percorso alimentare dello “Sportello dei Diritti” sulla frutta di stagione. E arrivati ad  ottobre non potevamo non parlare del kaki (o cachi), un frutto tanto gustoso quanto ottimo per la nostra salute. Perfetti come colazione o come merenda, la loro coltivazione si perde nella notte dei tempi dell’agricoltura. Il loro paese d'origine è la Cina centro-meridionale e la pianta è chiamata l'albero delle sette virtù. I cachi, come molti frutti di questo periodo, sono ricchissimi di vitamina C che aiuta a rafforzare il nostro organismo e il nostro sistema immunitario. E poi vitamine del gruppo B, beta-carotene e potassio. Se consumato acerbo il frutto risulta astringente a causa della notevole quantità di tannino. Inoltre, essendo ricchissimi di fibre, hanno proprietà lassative e contribuiscono a regolare le normali funzioni del nostro intestino e a liberarsi dalle tossine. Da non dimenticare, poi il loro contenuto d'acqua per il quale sono perfetti per reidratare il nostro organismo e dunque a stimolare la diuresi. In ultimo, e non è un particolare di poco conto, aiutano a combattere la stanchezza autunnale e a ritrovare le nostre naturali energie. Per tale ragione sono perfetti al mattino, grazie al loro apporto di zuccheri ci aiutano ad affrontare al meglio la giornata e a regolare sin da subito la funzionalità intestinali. Insomma, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un gustoso toccasana che non possiamo permetterci di perdere  per tutto l’autunno a venire.

Ad agosto e settembre cadono più capelli.

Per chi ha il terrore di perdere i capelli è bene che sappia che agosto e settembre sono i mesi da temere. Era già noto che estate e

autunno fossero le stagioni generalmente più critiche  in particolare per coloro che già soffrono del problema della caduta in qualche

forma. Ma a mettere nero su bianco i numeri dei mesi più difficili per la perdita dei capelli è una ricerca della Johns Hopkins University

School of Medicine, pubblicata sul British Journal of Dermatology. L'autore principale dello studio, Shawn Kwatra ha riferito che "Questo

studio ha sintetizzato i dati epidemiologici digitali da entrambi gli emisferi, confermando il sospetto clinico che la stagione estiva e quella

autunnale siano associate a una perdita di capelli maggiore". "Questa constatazione - aggiunge - è clinicamente rilevante per i pazienti

che presentano nei mesi estivi e autunnali una perdita dei capelli peggiorata e ha implicazioni nella valutazione dell'efficacia delle

terapie. Ricerche future chiariranno ulteriormente questa associazione ed esamineranno la fisiologia del ciclo dei capelli". Insomma,r

ileva

Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, un mese non è come un altro ed in attesa di una soluzione scientifica e certa

per bloccare la perdita dei capelli è bene rassegnarsi ad agosto e settembre.

PREVENZIONE TUMORE SENO. SCHITTULLI A COLLEPASSO

Ottobre  è  il mese della prevenzione per il tumore al seno. Il professore Francesco Schitulli, senologo e presidente  nazionale della Lega Italiana per la lotta ai tumori, sarà a Collepasso il 21 ottobre alle ore 18 per partecipare al "Progetto di prevenzione", un convegno promosso dalla locale associazione Donne Insieme "Mina Venuti" in collaborazione con l'Aido e con la Fidas. L'incontro, che si terrà nell'aula consiliare del comune, sarà una importante occasione per sensibilizzare le donne a controlli costanti che possono permettere molto spesso di salvare la vita.  La tempestività, infatti, in queste patologie, è  fondamentale.  Il convegno sarà anche una occasione utile per aiutare molte donne che stanno combattendo contro questa malattia e che frequentemente hanno bisogno di un supporto psicologico. Per questo all'iniziativa,  patronicinata dal comune di Collepasso parteciperà anche la psicologa e psicoterapeuta  Barbara De Simone  che tratterà il tema "la psicologia al servizio delle donne". I saluti iniziali saranno affidati alla presidente onoraria di Donne Insieme  Anna Marzo che  ha fortemente voluto questo incontro.  A Collepasso, infatti, in questi ultimi anni sono state diverse le donne che hanno dovuto fare i conti con questa malattia e purtroppo  alcune,   anche molti giovani  non sono riuscite a sconfiggerla. Da qui l'invito attraverso un convegno a fare prevenzione perché è  una a delle principali armi per contrastare il cancro. 

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