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LA STORIA DELL'ERBORISTERIA

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La storia dell’Erboristeria

L’erboristeria, come dice il nome stesso, è l’antica arte di studio delle piante e dei metodi per la loro coltivazione, raccolta, conservazione e commercio a scopo terapeutico, nutritivo o anche solo cosmetico. L’utilizzo delle erbe a sostegno della salute e del benessere complessivo delle persone risale letteralmente alla notte dei tempi, tanto che sono state trovate tracce di piante ritenute magiche anche in numerose tombe antiche, dove venivano collocate alla scopo di proteggere il defunto proprio grazie ai loro poteri soprannaturali: ad esempio in Iraq, all’interno di un sarcofago risalente a circa 60mila anni fa, sono state trovate ben otto diverse piante medicinali, mentre ancora oggi gli sciamani dell’Amazzonia si servono delle erbe per preparare unguenti e pozioni con cui curare i malati.

La conoscenza circa i vari preparati veniva trasmessa oralmente da una generazione all’altra, ed è solo nel 3.000 a.C. che compaiono i primi documenti scritti al riguardo, il più antico dei quali è il Papiro Ebers, che elenca molte piante fornendo anche indicazioni per utilizzarle nel modo più adatto. Nel IV secolo a.C. Aristotele affermava che le piante possiedono un’anima, mentre nel 460 a.C., con il ‘padre della medicina’ Ippocrate, scienza e magia cominciano a separarsi e ad assumere connotati ben distinti. Egli, infatti, fu il primo a fissare i dosaggi e a preparare le prime vere ricette incentrate sull’uso delle erbe.

Dopo di lui, Galeno, tra il 160 e il 180 a.C., codificò tutte le piante conosciute in un ricco ricettario erboristico, e mise a punto una serie di formule base ancora oggi utilizzate per numerosi preparati. Tuttavia, solo nel 1590 compare la prima grande opera scritta ‘moderna’ sulle erbe: 52 volumi che raccolgono più di mille piante, per circa 11mila ricette curative.

Nel Medioevo l’erboristeria divenne l’arte dei monaci che, in apposite stanze del complesso monastico, essiccavano, bollivano, trattavano e conservavano erbe e piante di ogni genere, destinandole all’infermeria, in genere gestita dallo stesso monaco erborista. Inizialmente, la ricerca delle erbe veniva effettuata percorrendo a piedi campi e boschi in ogni periodo dell’anno, dato che ciascuna pianta ha un suo specifico ciclo vitale, per cui le sue essenze terapeutiche sono maggiormente presenti, a seconda della specie vegetale, nei mesi più disparati.

In un secondo momento, invece, i monaci presero a coltivare le specie più utili per le loro specifiche esigenze nel cortile stesso del monastero, creando ‘l’hortus botanicus’ ribattezzato poi, nel Rinascimento, ‘orto dei semplici’. Molto fiorente, infine, sin dall’epoca romana, fu l’importazione di piante ed erbe dall’estremo oriente. In epoca moderna, la raccolta selvatica di spezie ed erbe, fino a pochi anni fa appannaggio delle casalinghe, è stata sostituita da coltivazioni agricole specializzate, che oggi riforniscono industrie alimentari, cosmetiche e farmaceutiche.

Ultimo aggiornamento Lunedì 27 Dicembre 2010 12:17  

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