aggiornato il 9 Dec 2018 alle 7:30 PM
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“Gli italiani meritano di piu”, dice Friedman in: Dieci cose da sapere sull’economia italiana

  • Scritto da Oreste Roberto Lanza
  • Publicato in Cultura

 

“A mio avviso, per rimettere l’Italia sul binario della crescita c’è bisogno di una serie di azioni e interventi mirati che facciano parte di una strategia economica coerente e coordinata. Ed è proprio questo, che i demagoghi fanno finta di ignorare, quando propongono delle misure scollegate tra loro, suscettibili di attirare il favore dell’elettorato: una flat tax qui, una riduzione dell’IRPEF là, un assegno minimo di 1000 euro al mese per ogni pensionato. Queste misure non rappresentano altro che un volgare insulto all’intelligenza degli italiani, riducendo la proposta economica a una manciata di promesse populiste” Così dice, nelle pagine finali, del suo ultimo impegno letterario, Dieci cose da sapere sull’Economia Italiana –Alan Friedman, giornalista, esperto di economia e politica, corrispondente del “Financial Times”, già inviato dell’International Herald Tribune, editorialista del Wall Street Journal. Capire come funziona l’economia è fondamentale se, alla fine, si vuole comprendere i meccanismi che regolano i rapporti tra i singoli cittadini e lo Stato, arrivando a giuste soluzioni per la singola famiglia e per il futuro di ognuno di noi. Con un linguaggio semplice e comprensibile, lontano da quello degli addetti ai lavori, l’autore, non nuovo a questi discorsi, senza nessuna forma di strumentalizzazione, utilizzando numeri, cifre e statistiche reali, detta al lettore la verità dei fatti cercando di renderlo immune verso coloro che promettono facili soluzioni, per controbattere i politici che lanciano proclami e in molti casi mentono su questioni rilevanti. Interrogativi importanti: perché l’Italia non cresce più? Perché con crea più posti di lavoro? Perché gli italiani sono i più tartassati d’Europa? Di quale politico ci si può fidare di più? Domande rituali, da tempo senza una risposta precisa. L’incubo vero per l’Italia? Il Debito pubblico racconta Friedman. Una vera bomba ad orologeria che, se non disinnescata per tempo, porterà al fallimento l’intera nazione. “Non basta dare in pasto un po’ di soldi alle famiglie più povere come è stato fatto con il reddito di inclusione - sottolinea l’autore – non è così che si risolve il problema. Serve innanzitutto un governo stabile, con una forte leadership, il completamento della riforma della pubblica amministrazione, un tasso di crescita economica che superi l’1,5 o 1,6 per cento e arrivi al 2 per cento per un periodo prolungato di tre o quattro anni”. Pagare meno tasse. Dice Friedman: “sarebbe necessario che il governo agisse in modo più aggressivo sul fronte della razionalizzazione della spesa pubblica, tagliando sprechi e inefficienze nel funzionamento della macchina statale”. Le tasse pagano inoltre stipendi di più di 3 milioni di membri della pubblica amministrazione. Abbiamo davvero bisogno di tutte queste persone? Ma poi alla fine sono veramente produttive? Problema della disoccupazione. Problema complesso. Dice Friedman: “In parte legato a fattori culturali, a quel fenomeno sociale chiamato “mammismo” presente nella società italiana, in particolare per quanto riguarda i giovani maschi. Quanto è comodo stare a casa, dove le camicie vengono stirate dalla mamma”. Poi c’è il problema delle infrastrutture tecnologiche, che nel nostro paese sono assenti. Potrebbero creare nuovi posti di lavoro in remoto, cioè da casa. Chiarisce Friedman: “È vero che il piano del ministro Carlo Calenda, Industria 4.0, ha cercato di incoraggiare le imprese a fare investimenti nelle nuove tecnologie, in parte ha funzionato, ma in Italia manca ancora una copertura nazionale della banda larga che probabilmente non arriverà nemmeno nel 2020, disattendendo così gli impegni presi con altri Stati membri dell’Unione”. Infine la domanda del secolo. Ma gli italiani avranno una pensione in futuro? Tema rilevante da sempre sottoposto a strumentalizzazioni. Dal 1992 l’Italia ha cominciato a mettere mano alla propria spesa pensionistica con una serie di riforme, ben sette. La più importante la riforma Dini del 1995 che sanciva il passaggio dalla riforma retributiva a quella contributiva. Infine la contestatissima riforma Fornero. Qui Friedman sottolinea: “La riforma Fornero appare ingiusta, brutta e terribile agli occhi di tanti italiani. E per molti di loro crea davvero disagi. Ma se non fosse stata realizzata sarebbe stata una catastrofe. La bomba demografica sarebbe esplosa. Sappiamo più o meno anche quando: verso il 2030 quando arriverà il momento in cui milioni di italiani, i cosiddetti baby boomer, cioè i nati negli anni sessanta, busseranno tutti insieme alla porta dell’Inps. Senza la riforma il sistema sarebbe andato in default. Non ci sarebbero stati i soldi” Ma il sistema continua a sfornare molte iniquità. Tra queste le pensioni d’oro. Pensioni non coperte da contributi. Versati dai beneficiari solo per una metà e dall’altra regalata dallo Stato. Sono pagine, ben 245, che lasciano tutti con i piedi per terra, preoccupati ma sicuramente con la speranza di aver sentito odore di verità. Un fatto è del tutto evidente. L’Italia sta attraversando una fase di riassestamento del sistema politico e servirà ancora del tempo per stabilizzarlo. C’è da dire che i cittadini meriterebbero di più solo per il semplice fatto che sono migliori della classe politica espressa. Tante eccellenze con un potenziale sprecato. Qualcuno ci vuole frustrati, rammaricati, depressi annoiati, rassegnati. Ma Friedman alla fine dice: “gli italiani meritano molto di più, forse è momento di gridarlo a viva voce”.

 

Ultimo aggiornamento Sabato, 10 Marzo 2018 16:37