Quando si scende così nel dettaglio è necessario essere bene informati. Bisogna sapere che il Ministero ha posto dei vincoli, tecnicamente noti come requisiti necessari per l’istituzione ed attivazione dei corsi di studio (DM 544/07), che stabiliscono un rapporto definito e non superabile tra numero dei docenti e numero degli studenti. Infatti, al fine di garantire la qualità dei corsi di studio attivati, il Ministero ha prescritto che superata una certa numerosità di studenti (la cosiddetta “numerosità massima”, vedi allegato B del DM 544/07) scatti obbligatoriamente il secondo corso di studio. Se ciò non avvenisse, l’Università sarebbe penalizzata finanziariamente perché non rispettosa, appunto, dei succitati requisiti necessari per l’istituzione ed attivazione dei corsi di studio.
Quindi, venendo ai singoli corsi di studio sui quali vengono sollevate delle perplessità: per quanto riguarda le due Facoltà di Ingegneria, i due corsi di laurea in Ingegneria industriale, quello leccese e quello brindisino, sono necessari perché la numerosità degli studenti supera quella massima consentita dal Ministero (sono quasi 300 iscritti contro il numero di 150 come numerosità massima). Non attivare il secondo corso significherebbe soltanto perdere studenti a parità di costi. Perché bisogna chiarire bene che questi corsi “raddoppiati” a causa dell’alta domanda da parte degli studenti non producono costi aggiuntivi all’Università, poiché il costo della docenza rimane invariato. Docenza che, ovviamente, resta vincolata e non può sostenere altri corsi. Tant’è vero che al Politecnico di Torino ci sono 5 corsi di Ingegneria meccanica, così al politecnico di Milano, dove i corsi di Ingegneria gestionale sono 4. Il corso di “Ingegneria Rinascimentale”, invece, è il fiore all’occhiello della nostra Facoltà di Ingegneria. Costruito sui modelli già sperimentati nei campus americani (Harvard University, Carnagie Mellon, Purdue University, Brown Unviersity) è unica in Italia. In questo corso, al curriculum dell’Ingegneria tradizionale sono affiancate discipline dell’area umanistica, giuridica ed economica con lo scopo di formare un ingegnere sul modello leonardesco, da qui la denominazione “rinascimentale”, molto più completo. Inoltre, è bene ricordarlo a tutti, il corso è stato interamente finanziato da una Fondazione privata, come si legge nel sito della facoltà di Ingegneria, quindi senza costi aggiuntivi per l’Ateneo salentino. Infine, il corso è limitato nell’accesso ai pochi studenti selezionati in base al merito, risulta interamente aggiuntivo rispetto al corso tradizionale, è stato limitato ad un solo ciclo che è terminato quasi un anno, senza nuove edizione proprio per mancanza di finanziamenti malgrado il grande successo anche occupazionale.In questi ultimi anni abbiamo avviato un rigoroso percorso di razionalizzazione che ha tenuto conto proprio dei requisiti minimi imposti dal Ministero, cioè della domanda e dell’offerta. Dei tre corsi di laurea in scienze politiche, uno con sede a Lecce (Scienze politiche e delle relazioni internazionali), uno con sedi a Brindisi e a Lecce (Scienze politiche dell’area mediterranea) e uno interfacoltà con sede a Lecce (Scienze sociali, cooperazione internazionale, sviluppo e no-profit), quest’ultimo è stato già disattivato; il secondo citato (Scienze politiche dell’area mediterranea) è erroneamente attribuito a due sedi (Brindisi e Lecce) perché è attivato solo a Brindisi mentre il terzo si giustifica ancora una volta con la numerosità massima degli studenti consentita dal Ministero che ha comportato, necessariamente, l’attivazione di almeno un secondo corso di studio nella stessa area culturale. Mentre i tre corsi di laurea riconducibili alla Pedagogia, precisamente Pedagogia dell’infanzia, Pedagogia dei processi formativi e Scienze e Tecniche psicologiche non appartengono tutti alla stessa area, poiché Psicologia, in tutte le sedi italiane, è un corso di laurea “sostanzialmente diverso” dalla Pedagogia e da noi è già a numero chiuso. Inoltre, anche in questo caso nella razionalizzazione dell’offerta di quest’anno, il corso di laurea in Pedagogia dei processi formativi è stato già disattivato ed incorporato nel corso di laurea interclasse in Scienze della Formazione e dei saperi filosofici. Esiste, quindi, un solo corso di laurea “puro” in Pedagogia, quello in Pedagogia dell’infanzia, che dal prossimo anno sarà a numero chiuso (pari a 230 unità) sebbene le richieste da parte degli studenti siano più del doppio perché non abbiamo docenti a sufficienza per garantire un secondo corso. Analogamente, si è fatta confusione con i corsi di laurea in filosofia. Non ci sono tre corsi, come cita il Senatore Mantovano, ma solo uno, quello della Facoltà di Lettere e Filosofia, perché l’altro, come detto sopra, è stato incorporato nel corso di laurea interclasse in Scienze della formazione e saperi filosofici. Perché si dice che nella Facoltà di Scienze della Formazione ne esisterebbero addirittura due? Forse chi afferma queste cose fa confusione tra corsi di studio attivati (quelli reali) e quelli ad esaurimento che, nuovamente, per legge, devono essere portati a compimento. Va bene la razionalizzazione e noi abbiamo già razionalizzato ma non si deve confondere la razionalizzazione dei corsi con una riduzione delle spese, anzi, come ho già affermato, con la riduzione dei corsi di studio si ottiene solo una riduzione delle entrate. Per questi corsi l’Università del Salento ha una situazione opposta a quella di altre sedi, che invece devono lottare per mantenere attivi dei corsi di studio che non raggiungono le “numerosità minime” di studenti richieste per l’attivazione dei corsi di studio (vedi DM 544/07). Noi siamo nella situazione opposta, ossia superiamo la “numerosità massima”. Una alternativa sarebbe il “numero chiuso”, che abbiamo adottato solo in quei casi in cui non era conveniente, per mancanza di docenti, sdoppiare i corsi. Inoltre, se si persegue una politica di “numero chiuso” questa deve essere a livello nazionale, altrimenti si risolve soltanto nel mandare i nostri studenti potenziali in altre sedi, dove il numero chiuso non c’è.Come Delegato del Rettore alla Didattica conosco benissimo l’opera di razionalizzazione dell’offerta formativa dell’Università del Salento, alla quale ho attivamente partecipato e sono preoccupato per l’evidente disinformazione che traspare dalle affermazioni che ho letto in questi giorni sui giornali.
Prof. Vincenzo Zara
delegato del Rettore alla Didattica









