La stagione dei controlli a tappeto continua. E le verifiche igienico-sanitarie e amministrative nei confronti di bar, ristoranti e fast-food non danno tregua agli operatori della ristorazione e della somministrazione che dovrebbero, a questo punto, aver già capito che non c’è più spazio per furberie e inganni soprattutto sotto il profilo della genuinità dei prodotti offerti a clienti e turisti. Così con una cedenza ormai quasi giornaliera, i carabinieri della Compagnia di Gallipoli in collaborazione con i militari dei Nas di Lecce stanno passando al setaccio quasi tutte le attività del settore ristorativo della cittadina ionica e più in generale dell’intero territorio di competenza. Negli ultimi i giorni altre sei attività, equamente distribuite tra ristoranti e bar, sono passate sotto la lente dei controlli mirati dei carabinieri. Controlli come detto finalizzati a contrastare le potenziali truffe alimentari e le carenze igienico-sanitarie, in questo periodo particolarmente caldo per la città di Gallipoli sotto il profilo dell’affluenza turistica. E nonostante sia ormai nota e lapalissiana l’attività di verifica senza sosta, si registrano ancora alcune situazioni al limite che fanno scattare le relative denunce e contravvenzioni. Il resoconto dell’ultima attività di controllo riporta la denuncia a piede libero per il gestore di un’attività di ristorazione per tentata frode in commercio. Nello specifico, come in altre situazioni già riscontrate in precedenza, i carabinieri hanno contestato al ristoratore di aver messo in vendita prodotti congelati, spacciandoli per freschi e senza avvisare di tale situazione il cliente.
Un reato ormai contemplato dal codice penale, anche se gli alimenti, come accertato in questo caso, risultano comunque di buona qualità. I controlli nelle altre strutture, bar e ristoranti come detto, hanno portato a scovare violazioni riscontrate anche in altre operazioni di verifica, con indici di gravità però differenti. E in particolare i carabinieri hanno riscontrato condizioni strutturali di alcuni locali non idonee, poiché privi di autorizzazione sanitaria e pertanto sprovvisti dei requisiti sanitari minimi; mancata attuazione delle procedure previste dal manuale di autocontrollo (Haccp), cioè presenza non autorizzata di alcuni macchinari o attrezzature nelle cucine; e la solita occupazione abusiva del suolo pubblico, senza aver fatto specifica richiesta al Comune. In un caso specifico un gestore avrebbe infatti occupato circa 80 metri quadri di suolo pubblico senza averne alcun titolo. Complessivamente l’attività di controllo, che proseguirà ininterrottamente per tutta la stagione estiva, ha portato ad elevare sanzioni per 7 mila euro.









